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Guida · per chi consuma

Come si legge la fattura dell’energia di un’impresa

La fattura dell’elettricità di un’impresa ha quattro voci: la vendita dell’energia, la rete, gli oneri di sistema e le imposte. Solo la prima dipende dal contratto; le altre le fissano ARERA e la legge. Che cosa c’è in ciascuna, che cosa cambia in media tensione e dove si cercano gli errori.

La squadra di EKA · aggiornata al 5 ottobre 2026 · si rilegge ogni tre mesi

Le quattro voci, e quale dipende dal contratto

ARERA, l’autorità per l’energia, divide la spesa in voci uguali per tutti i venditori:

  • Spesa per la vendita di energia elettrica (nel glossario ARERA anche «spesa per la materia energia»): l’acquisto dell’energia, il dispacciamento, cioè il servizio che garantisce in ogni istante l’equilibrio fra domanda e offerta, e la commercializzazione. È l’unica voce che dipende dal contratto. Per ARERA il prezzo dell’energia comprende anche le perdite di rete.
  • Spesa per la rete (nel glossario «per il trasporto e la gestione del contatore»): trasmissione sulla rete nazionale, distribuzione locale e misura, cioè lettura del contatore e gestione dei dati. Le tariffe le definisce ARERA, uguali su tutto il territorio nazionale.
  • Spesa per gli oneri generali di sistema: costi di interesse generale del sistema elettrico, pagati da tutti i clienti.
  • Imposte: accisa e IVA.

Accanto alla fattura sintetica c’è un secondo documento, gli elementi di dettaglio: ogni componente con la quantità e il prezzo unitario, divisa in quota fissa, quota per consumi, quota potenza e, dove serve, energia reattiva. Questa forma la stabilisce la deliberazione ARERA 315/2024/R/com, in vigore dal 1° luglio 2025 per le forniture in bassa tensione e per il gas fino a 200.000 Smc (standard metri cubi) l’anno. Per il gas le voci sono le stesse; fra le imposte c’è anche l’addizionale regionale.

Gli oneri di sistema: ASOS e ARIM

Dal 1° gennaio 2018 gli oneri sono due componenti. ASOS copre il sostegno alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione CIP 6/92. ARIM copre i rimanenti oneri: fra gli altri, la messa in sicurezza del nucleare, le agevolazioni per il settore ferroviario, la ricerca di sistema, il bonus elettrico e l’efficienza energetica. ARERA ne aggiorna le aliquote ogni trimestre in base al fabbisogno: quelle in vigore dal 1° ottobre 2026 sono della deliberazione 343/2026/R/com.

ASOS si paga in modo diverso se l’impresa è fra quelle a forte consumo di energia elettrica, secondo la classe di agevolazione: è il tema della guida sulle imprese energivore.

Le imposte: accisa e IVA

L’accisa sull’elettricità la stabilisce la legge: il testo unico delle accise, il decreto legislativo 504 del 1995, con le aliquote nel suo allegato I. La versa chi ti fattura l’energia, che te la addebita; la gestisce l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Fuori dalle abitazioni l’aliquota va per scaglioni di consumo mensile: 0,0125 euro per kWh sui primi 200.000 kWh del mese, 0,0075 euro per i kWh successivi fino a 1.200.000. Se il mese supera 1.200.000 kWh, oltre i primi 200.000 si paga una somma fissa di 4.820 euro al mese.

Alcuni usi non sono sottoposti ad accisa: per esempio l’energia usata principalmente per la riduzione chimica e nei processi elettrolitici e metallurgici, o nei processi mineralogici.

Per il gas, dal 1° gennaio 2026 l’accisa distingue gli usi domestici dai non domestici, al posto di civili e industriali. L’aliquota non domestica è la più favorevole, ma gli uffici di un’impresa posti fuori dallo stabilimento contano come uso domestico.

L’IVA è al 22%. È al 10% sull’elettricità e sul gas per uso di imprese estrattive, agricole e manifatturiere, comprese le poligrafiche e le editoriali.

Potenza ed energia reattiva, in media tensione

  • La potenza. Dove non c’è un limitatore, la potenza impegnata su cui si paga la quota potenza è il valore massimo prelevato nel mese, misurato come media del quarto d’ora più alto: basta un quarto d’ora di picco a fissare la potenza del mese.
  • L’energia reattiva. È un’energia accessoria al funzionamento degli apparecchi, che non produce effetti utili e aumenta le perdite di rete; si misura in kvarh. Per i clienti non domestici in media tensione, e in bassa tensione sopra i 16,5 kW di potenza disponibile, il distributore applica dei corrispettivi: nelle fasce F1 e F2 sulla reattiva prelevata oltre il 33% dell’energia attiva, nella fascia F3 su quella immessa in rete. Si riduce con il rifasamento, cioè con i condensatori. In bassa tensione la fattura deve indicare ogni mese il rapporto fra reattiva e attiva e il fattore di potenza.

La deliberazione 315/2024/R/com sulla forma della fattura non si applica alla media tensione; rete e oneri restano voci stabilite da ARERA.

Dove nascono gli errori: le verifiche da fare

  • Consumi stimati o misurati. Il contatore non lo legge il venditore: la lettura rilevata è quella del distributore, che la comunica al venditore. Senza letture, il venditore fattura consumi stimati e li ricalcola dopo. Una serie di stime, o un ricalcolo che non torna, si controlla sulle misure del distributore.
  • Accisa e IVA. Gli scaglioni applicati al consumo del mese, un uso non sottoposto ad accisa trattato come tassato, il gas di uno stabilimento con l’aliquota domestica, l’IVA al 22% dove spetta il 10%.
  • Il prezzo rispetto al contratto. Nel box dell’offerta ci sono la formula del prezzo e i valori dei suoi elementi nel periodo, per esempio il PUN, il prezzo unico nazionale: si confrontano con il contratto firmato, con le date di decorrenza e di scadenza.
  • Potenza e reattiva, confrontate con le misure del mese.

Come lo facciamo noi: Calibra

Ricalcoliamo ogni fattura di elettricità e gas voce per voce con Calibra, il nostro software: vendita, rete, oneri, accise e IVA, ciascuna con la norma accanto. Su dodici fatture dello stesso punto distinguiamo l’errore sistematico, che si ripete, dal rumore di una fattura sola. Calibra fa parte del servizio per chi consuma, con le pratiche per esenzioni e agevolazioni sulle accise. Perché scriviamo «fattura» lo spieghiamo nelle domande frequenti.

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